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Il vino primitivo PDF Stampa E-mail

UvaReperti venuti alla luce dagli scavi realizzati nella zona di "Salentino" hanno dimostrato che gli otri e le anfore rinvenute erano adibiti al contenimento di vino.
Con ciò si dimostra che la coltura della vite affonda le sue radici in tempi antichissimi nella nostra comunità.

Il nostro territorio è stato soggetto ad una riconversione agricola, con l'introduzione di tralci molto più resistenti di provenienza americana, le barbatelle di origine selvatica.
Le donne erano impegnate nel preparare i "zippi" con l'innesto a forcine (a due punte).
L'impianto del mazzo di barbatelle era realizzato preventivamente mediante la formazione sul terreno della rodde, un incavo ospitante i germogli, costantemente innaffiati.

VinoSi sperimentarono innesti cosiddetti "a occhiette", ovvero un innesto della gemma del primitivo sistemato nel taglio della barbatella.
Altra tecnica si concretizzava nell'atto della potatura del procedura nel corso della quale si teneva ben conto della necessità che le foglie della vigna fossero ben preservanti del grappolo dai raggi solari. Il commercio del vino primative era fiorente, carri di turisti baresi venivano a rifornirsi della pregiata bevanda tutta acquavivese, stivata in botti di legno.

Le operazioni di vinificazione si svolgevano per fasi:

  1. al momento della raccolta, i venimé, i grappoli di uva, erano conservati in appositi recipienti di legno alti e capienti (i tinidde) e trasportati con "u tràine" alla cantina;
  2. i tinelli venivano rovesciati nella tina, e l'uva veniva pigiata con i piedi;
    il mosto che ne scaturiva veniva raccolto nelle botti, unitamente al materiale pestato;
  3. quotidianamente il tutto veniva rimescolato (operazione conosciuta come "dde lu péte alla vòtte"), onde evitare che si formassero sedimenti zuccherini dai quali derivasse un vino con gradazione eccessivamente elevata;
  4. l'operazione continuava con lo "spalmindé", il mosto frammisto all'uva pigiata, che veniva posto "inde fiske", successivamente posti uno sull'altro e schiacciati, così da separare la parte liquida e quella (la "vencìzze");
  5. il prodotto finale di questo processo di lavorazione era consegnato alle distillerie locali per estrarne il cremor di tartaro e l'alcol.

Il primo vino di gradazione infima si chiamava "l'acquere".

 
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